E42 su Rockit

20/04/2011

Sulla home page di Rockit streaming integrale dell'album e presentazione esclusiva del nuovo video di "Una Vita Violenta" http://www.rockit.it/index.php

Una vita violenta - il nuovo video

20/04/2011

On line il nuovo video di "Una Vita Violenta", regia di Cristiano Perricone (produzione 4icons di Pordenone). clicca di seguito http://vimeo.com/21806604?ab

Nuova recensione su RomaDark

23/01/2011

http://www.romadark.com/archives/1366

Il secondo lavoro targato E42 (ex-Elettrojoyce) ha tardato a vedere l’attesa e sospirata luce, ma il lungo periodo di gestazione sembra aver giovato alla qualità del prodotto. E’ sempre piacevole prendere nota di segnali di vitalità della scena italiana, ed i ragazzi capitanati da Andrea Salvati meritano una menzione. Senza dare sensazioni o velleità di rivoluzione del sound o del modo d’interpretarlo, Uomini Celesti trasuda maturità ed equilibrio dagli spartiti dei suoi brani.

La quieta inquietudine è introdotta dal solo pianistico di “XXI”, che sfocia in “Una vita violenta”, ballad ibrida dal testo criptico; i toni si increspano nella splendida “La strage delle illusioni”, dove tristezza e rabbia sono i temi che conducono all’unisono il testo e alla musica. “Le mille luci” ci ipnotizza in un giro di note tenui, mentre le chitarre post-punk ed una ritmica più serrata ci accolgono in “Vuoi perderti?”, una chiara incitazione a liberarsi da tutti i legami che ci (co)stringono nella società di oggi. Anche “Le curve” sembra inizialmente un tutt’uno con il brano precedente, invece aumentano le distorsioni in un’appassionato appello all’amata.

Con “Per Davvero” si torna alla calma del piano, le chitarre rientrano nella penombra per riaffacciarsi soltanto negli intermezzi di quello che è a tutti gli effetti un canto “interiore”, una riflessione amara. Una ritmica importante accompagna invece le intense parole di “Ricordami”, forse il pezzo più struggente, non a caso il più lungo dell’album e l’ultimo con un testo in italiano. “The Young Men” ci riporta all’uso univoco del pianoforte, mentre “Motus” affida ad un epilogo integralmente strumentale una summa stilistica rappresentativa del long-playing.

Cesellato su testi non banali ed intimisti, Uomini Celesti si profila come un’opera che non fa gridare al miracolo, ma che ci rincuora dell’esistenza di qualità (o perlomeno della sua ricerca) nel panorama del cosiddetto rock alternativo italiano.

7/10

Stockton78

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